C'era da aspettarselo. Nell'ultima piena del maggio scorso, l'acqua aveva lambito l'edificio per ore, riuscendo a distruggere "solo" la terrazza. E la città aveva tirato un sospiro di sollievo. Almeno fino ad oggi, quando la pioggia intensa e il livello dell'Adda non hanno definitivamente mandato in fumo la speranza di molti lodigiani di vedere recuperato l'edificio che dominava la città da quel pezzo di terra sospeso al centro del fiume. Giudicato come il 95° gioiello paesaggistico italiano dal Fai, quel tesoro oggi è sott'acqua, travolto dalla forza degli elementi. Il fiume se l'è travolto senza chiedere il permesso, mangiato, inghiottito, sparito, quel pezzo di storia non c'è più. Non ci sono più le storie che si portava appresso, le luci delle feste sul fiume che hanno costruito la leggenda a partire dagli anni Trenta, quando lo stravagante proprietario traghettava i suoi ospiti dalla sponda del fiume al centro di quel mondo antico, nell'atmosfera senza tempo di quei convivi memorabili; non ci sarà più il dibattito che, acceso dallo smarrimento iniziale di questa perdita storica, finirà assopito nelle pieghe di qualche lettera nostalgica, come si è sempre fatto in questi anni, dalle foto choc dell'edificio come ritrovo di senza tetto e discarica abusiva al recupero dell'area, di proprietà privata. Un recupero che sarebbe dovuto arrivare per tempo con la collaborazione tra pubblico e privato, come era previsto dal piano di recupero messo a punto dall'amministrazione comunale di Lodi: 2.140.000 per abbassare di circa un metro la “briglia” nel fiume, consolidare le fondamenta del ponte vecchio e posare dei massi per la protezione dell’isolotto. Troppo tardi, il fiume correva, l'acqua cresceva e le macchine in acqua non potevano lavorare. Questa la risposta ufficiale. La famiglia, nel luglio scorso, tramite il geometra che gestisce le proprietà, sulla stampa locale, aveva già parlato con amarezza della lentezza della burocrazia, che gli aveva impedito di intervenire poco dopo la terribile alluvione del 2002, quando l'intervento avrebbe avuto un costo di circa 30-40 mila euro. Dopo quell'alluvione al centro dell'isolotto si era aperta una voragine da circa 1000 metri quadrati. Una voragine che non ha retto alla pioggia di oggi. Questa volta un paio di stivali per la pioggia non sarebbero serviti.
martedì 4 novembre 2008
Addio all'isolotto Achilli
lunedì 3 novembre 2008
La pioggia del lunedì e la politica scivolosa degli enti locali
Mi capita spesso di avere la sensazione che alcuni amministratori facciano delle scelte scivolose, come indossare le infradito in una giornata di pioggia. E ora, come faccio a non bagnarmi i piedi?
Consorzio o consorzietto, chi farà star meglio i miei cittadini? Quando parliamo di servizi sociali e la legge ci dice che il comune ha piena titolarità nella loro gestione e che, nell'organizzazione di questi servizi, si deve muovere associandosi con altri comuni, il pensiero più logico sembra essere: più siamo, meglio è. Se l'associazione tra comuni è vasta, ci sono più economie di scala, si riescono a gestire meglio i servizi e ad offrirne di più, perchè se assumo un assistente sociale che si deve occupare di un comune, il cittadino paga un prezzo, se la stessa figura professionale si occupa di più comuni dividendo le proprie giornate, il prezzo da pagare sarà decisamente inferiore. Bene, non tutti i comuni del Lodigiano, nel 2003, quando si è deciso per la creazione del Consorzio Lodigiano per i servizi alla persona, hanno fatto la stessa scelta. Qualcuno decise di non aderire a quello che avrebbe potuto diventare un carrozzone, con costi di gestione altissimi, tutti lasciati sulle spalle della collettività, altri decisero di aderire a quella sfida, dando vita ad un welfare territoriale inedito. Se fosse tempo di bilanci, sarebbe anche il caso di dire che qualcuno di quei comuni che nel 2003 scelsero di stare fuori dal Consorzio, oggi è tornato indietro, ha indossato gli stivali da pioggia. Lo stesso capofila, di quello che è stati definito "consorzietto", Sant'Angelo Lodigiano, con la nuova era Crespi è entrato a pieno titolo nel sistema del Consorzio che oggi raccoglie 58 comuni del Lodigiano più la Provincia di Lodi. Fuori rimangono: Castiraga Vidardo, oggi comune capofila, Graffignana, Massalengo e Valera Fratta. La domanda è: esiste un confronto aperto in questi comuni, su cosa possa significare per loro entrare nel Consorzio in termini di costi economici per la comunità e qualità dei servizi offerti? Ma soprattutto, cosa c'è sotto una scelta che sembra cozzare con logica e buon senso? Forse su certe scelte che coinvolgono il benessere dei cittadini, bisognerebbe mettere da parte la voglia di sventolare sempre e comunque la propria bandiera politica.
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Servizi sociali
domenica 2 novembre 2008
Benvenuti
Blog, Web Log, una sorta di diario virtuale dell'inviata di turno in una terra spesso inospitale come Lodi? La parola diario mi ha sempre chiamato alla memoria una soggettiva e parziale visione delle cose, una sorta di sfogo personale e privato. Bene, non è quello che voglio. Mi piacerebbe che fosse una festa di liberazione collettiva, dove ognuno di noi, spinto dagli argomenti e dalla voglia di dire la propria opinione, senza spingere troppo sul pedale dell'esagerazione, possa trovare uno spazio per commentare quello che succede a Lodi e dintorni. Io vi terrò aggiornati, voi dite la vostra. Che si aprano le danze! Bene, bravi, bis.
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