lunedì 3 novembre 2008

La pioggia del lunedì e la politica scivolosa degli enti locali


Mi capita spesso di avere la sensazione che alcuni amministratori facciano delle scelte scivolose, come indossare le infradito in una giornata di pioggia. E ora, come faccio a non bagnarmi i piedi?
Consorzio o consorzietto, chi farà star meglio i miei cittadini? Quando parliamo di servizi sociali e la legge ci dice che il comune ha piena titolarità nella loro gestione e che, nell'organizzazione di questi servizi, si deve muovere associandosi con altri comuni, il pensiero più logico sembra essere: più siamo, meglio è. Se l'associazione tra comuni è vasta, ci sono più economie di scala, si riescono a gestire meglio i servizi e ad offrirne di più, perchè se assumo un assistente sociale che si deve occupare di un comune, il cittadino paga un prezzo, se la stessa figura professionale si occupa di più comuni dividendo le proprie giornate, il prezzo da pagare sarà decisamente inferiore. Bene, non tutti i comuni del Lodigiano, nel 2003, quando si è deciso per la creazione del Consorzio Lodigiano per i servizi alla persona, hanno fatto la stessa scelta. Qualcuno decise di non aderire a quello che avrebbe potuto diventare un carrozzone, con costi di gestione altissimi, tutti lasciati sulle spalle della collettività, altri decisero di aderire a quella sfida, dando vita ad un welfare territoriale inedito. Se fosse tempo di bilanci, sarebbe anche il caso di dire che qualcuno di quei comuni che nel 2003 scelsero di stare fuori dal Consorzio, oggi è tornato indietro, ha indossato gli stivali da pioggia. Lo stesso capofila, di quello che è stati definito "consorzietto", Sant'Angelo Lodigiano, con la nuova era Crespi è entrato a pieno titolo nel sistema del Consorzio che oggi raccoglie 58 comuni del Lodigiano più la Provincia di Lodi. Fuori rimangono: Castiraga Vidardo, oggi comune capofila, Graffignana, Massalengo e Valera Fratta. La domanda è: esiste un confronto aperto in questi comuni, su cosa possa significare per loro entrare nel Consorzio in termini di costi economici per la comunità e qualità dei servizi offerti? Ma soprattutto, cosa c'è sotto una scelta che sembra cozzare con logica e buon senso? Forse su certe scelte che coinvolgono il benessere dei cittadini, bisognerebbe mettere da parte la voglia di sventolare sempre e comunque la propria bandiera politica.

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